I prezzi dei carburanti Agip/Eni ai tempi di Mincato

Con il metodo inaugurato nell’ottobre 2004 al posto del “metodo Platts”

Staffetta Quotidiana – di GCA – La stagione di Vittorio Mincato al vertice dell’Eni (1998-2005) non è ricordata solo per le iniziative adottate nel campo degli approvvigionamenti del gas naturale dopo la liberalizzazione del mercato del gas, ma anche per la politica praticata nel campo dei prezzi alla pompa dei carburati dopo la fine nel 1994 del regime dei prezzi amministrati dal Cip (Comitato Interministeriale Prezzi). Due appuntamenti su cui il gruppo non si era fatto trovare impreparato.

Sul gas nei giorni scorsi abbiamo ricordato l’intervento di Mincato all’Omc di Ravenna del 2003 in cui, con dovizia di elementi di giudizio, aveva esposto una serie di timori per lo spettro di una “bolla del gas” che, se fosse scoppiata, rischiava di determinare effetti negativi sulle prospettive di lungo termine del mercato e degli operatori. Una situazione che Mincato si preparava ad affrontare peraltro serenamente, convinto che Eni fosse in grado di saper navigare anche in acque agitate (v. Staffetta 27/05). Rinviando il potenziamento dei gasdotti, riducendo la produzione interna di idrocarburi e fermando lo sviluppo dei rigassificatori. Risultato: anziché la bolla, nel 2006 arrivò una grave emergenza gas, in corrispondenza tra l’altro, guarda caso, di una disputa tra Russia e Ucraina che aveva ridotto le forniture dalla Siberia all’Europa.

Sui carburanti adottando invece sotto la sua guida una politica passata alla storia come “metodo Mincato”. Quando l’Agip, sulla scia del piano petrolifero del 1974 e delle norme mirate al rafforzamento del peso dell’Eni, aveva gradualmente raggiunto in Italia una quota di mercato del 41% con un totale di ben 9.425 punti vendita. Una quota che Mincato aveva annunciato di voler ridurre al 30%. Respingendo le accuse di cartello contenute nella sentenza di condanna arrivata dall’Antitrust di Giuseppe Tesauro nel giugno del 2000. Una delle tante sentenze che sono state emanate in tanti anni, senza mai essere in grado di portare la così detta prova della “pistola fumante”. Per Mincato una decisione ingiusta, ricordando fra l’altro che Agip era una compagnia che praticava abitualmente “prezzi inferiori alle compagnie concorrenti”. E non perché lo Stato, azionista di riferimento dell’Eni, esercitasse nei suoi confronti una sorta di “moral suasion”: un sospetto del tutto infondato.

Sentenza annullata tra l’altro un anno dopo, nel luglio 2001, dal Consiglio di Stato. Un comportamento bollato allora dalla Staffetta come “schizofrenico”, che negava quello che poi concedeva e che assolveva quello che poi condannava, introducendo gravi elementi di incertezza e di turbativa in un processo quanto mai complicato e delicato di deregolamentazione e di ammodernamento della rete carburanti.

Il che non significa negare che Mincato all’epoca fosse aiutato dal fatto di sfruttare una posizione dominante in Italia nel gas e nel petrolio, utilizzando questa base di partenza, va ricordato a suo merito, per rafforzare la posizione nell’upstream internazionale e per portare a compimento un processo di ristrutturazioni e di razionalizzazioni, iniziato da Franco Bernabé, che non aveva eguali nella storia del gruppo. Riducendo i costi e portando a casa nel suo primo quinquennio, alla fine del 2003, 26,6 miliardi di euro di utile netto, una media annua di 5,3 miliardi.

Tornando ai prezzi dei carburanti, il cambio di strategia di Mincato ha un punto di partenza che risale al 6 ottobre 2004 in concomitanza con l’annuncio al Financial Times di una grande acquisizione mirata a rafforzare l’indipendenza dell’Eni e a preservare le radici italiane anche nell’ipotesi di scendere sul mercato italiano a una quota inferiore al 30%, quota che nel frattempo era già scesa dal 41 al 37%. Una strategia che all’inizio assume la forma di uno “sconto” o meglio di un “blocco” temporaneo dei prezzi sulla rete Agip (e IP) nonostante gli aumenti del prezzo del greggio sui mercati internazionali. Il “modo Eni” di gestire allora il “caro petrolio”.

Cercando di capire se quello di Mincato fosse solo un segnale di buona volontà o un vero e proprio cambio di strategia (v. Staffetta 15/10/04). Che tale si rivelò quando, nonostante il calo del greggio, il blocco restò in vigore fino al 3 dicembre abbandonando per quasi due mesi qualsiasi riferimento all’andamento del Platts. Decisione annunciata da un comunicato stampa Eni e giustificata dall’evoluzione dello scenario internazionale e dalle nuove qualità dei carburanti, obbligatorie dal 1° gennaio 2005 ma già presenti sulla rete Agip. Una mossa del “market leader” che prese in contropiede la concorrenza. “Tutti in riga e in fila con l’Eni”, come la Staffetta titolò la notizia. E quelle che seguirono nei mesi successivi. Una sorta di “calmiere” Agip sui prezzi rete, sganciato dal Platts. e applicato, va sottolineato, in modo del tutto imprevedibile.

E da allora ufficialmente noto nel settore come “metodo Mincato”. Adottato dall’amministratore delegato stanco delle variazioni troppo frequenti dei prezzi alla pompa e dei commenti sempre negativi della stampa, sia che i prezzi aumentassero, sia che calassero, in quanto giudicati insufficienti e tardivi. Meglio diradare quindi le variazioni, compensando nel tempo aumenti e diminuzioni del greggio e puntare a stabilizzare i margini in una visione integrata delle specifiche esigenze di bilancio di Eni/Agip. Con le altre compagnie che, dopo aver tentato di resistere, preferirono anch’esse abbandonare il “metodo Platts”.

Anche perché il metodo di Mincato assicurava comunque buoni margini, perché l’amministratore delegato dell’Eni nella sua gestione conclusa nel maggio 2005 non aveva mai sacrificato gli utili aziendali alla moda del “socialmente responsabile”. E anche perché la mancanza di concorrenza sulla piano dei prezzi sulla rete (sull’extra-rete il “metodo Platts” continuava a valere anche per Eni) non significava che le compagnie non si facessero concorrenza, ma solo che la “guerra” assumeva altre forme. Significative al riguardo le modifiche che si continuavano a registrare nella consistenza complessiva e societaria della rete, nell’erogato e nella tipologia degli impianti. Un processo, seppure lento, di ammodernamento, di riqualificazione, di razionalizzazione e di fornitura di nuovi servizi “non oil” che comportava pur sempre rilevanti investimenti, ricerca di nuovi profili e immagini commerciali, sforzi continui per tenere legata a sé la clientela. Concorrenza che continuava anche nel rinnovo dei contratti di convenzionamento e delle concessioni autostradali. Senza alcuna interruzione nei cambi di marchio.

Un metodo che andò avanti anche quando il suo titolare uscì di scena. Peraltro sistemato e razionalizzato per opera di Angelo Mario Taraborrelli, che dopo essere stato per due anni amministratore delegato di Agip Petroli, dal giugno 2004 era stato nominato da Mincato direttore generale della divisione Refining & Marketing dell’Eni e come tale responsabile anche della politica dei prezzi dei carburanti.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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Claudio
Claudio
26 giorni fa

Ma, sembra che qualcuno voglia giustificarsi. Da chi è perché?