Dopo mesi di silenzi, minimizzazioni e rassicurazioni ufficiali, oggi Europam rompe il muro: la crisi c’è, eccome. Lo fa nero su bianco, in un articolo apparso su RaiNews24, dove la società petrolifera genovese della famiglia Costantino annuncia l’avvio di una composizione negoziata della crisi. Tradotto: vendita di impianti, licenziamenti e un piano di ridimensionamento profondo, fino al 2028.
Una notizia che — per molti addetti ai lavori — non è affatto una sorpresa. Da mesi i segnali erano evidenti: distributori a secco in Liguria, Piemonte ed Emilia-Romagna, gestori abbandonati, utenti lasciati senza servizio. Ma mentre i sindaci protestavano e il governo iniziava a monitorare, Europam continuava a parlare di “disservizi temporanei legati alla logistica”. In alcuni comunicati ufficiali, si era addirittura esclusa l’esistenza di qualsiasi crisi strutturale.
Oggi, però, la verità viene a galla.Il piano: cessioni e tagli “per razionalizzare”
Secondo quanto riportato da RaiNews, il piano triennale di risanamento prevede:
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la cessione di circa 120 distributori (su 220 complessivi), ritenuti “non strategici”;
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la dismissione dei rami d’azienda legati alla vendita di gas ed energia elettrica ai privati;
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la riduzione del personale tramite licenziamenti o mancati rinnovi;
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un taglio dei costi per 8 milioni di euro nei prossimi tre anni.
Nel linguaggio aziendale si parla di “razionalizzazione”, “valorizzazione” e “ottimizzazione”. Ma, per i lavoratori e i gestori, queste parole si traducono in preoccupazione concreta: meno impianti, meno posti di lavoro, meno servizi sul territorio.
I numeri parlano chiaro. Europam ha debiti per oltre 150 milioni di euro, di cui 90 milioni commerciali e oltre 66 milioni bancari. Le vendite di gasolio sono crollate da 5 a 1,5 milioni di litri al mese, e alcune scelte strategiche — come la gestione delle operazioni legate al Superbonus — hanno aggravato la situazione.
Il tutto in un contesto già complicato da instabilità geopolitica, volatilità dei prezzi e contrazione dei margini. Insomma, la barca fa acqua da tutte le parti.
Il cambio di rotta comunicativo lascia l’amaro in bocca. Fino a ieri, Europam parlava di logistica e prometteva stabilità. Oggi ammette la crisi e mette sul tavolo un piano industriale drammatico, che riguarda anche la controllante Black Oils.
A pagare, come spesso accade, saranno i gestori, i dipendenti, i piccoli imprenditori del territorio, lasciati senza tutele e con prospettive sempre più incerte.Conclusione
Chi lavora ogni giorno dietro una pompa di benzina, chi deve spiegare ai clienti perché l’impianto è vuoto, chi aspetta risposte da mesi, aveva già capito tutto. Ora che anche Europam ha finalmente “scoperto le carte”, la verità non è più rinviabile: questa crisi c’è, e rischia di travolgere una parte importante della rete distributiva italiana.
Il tempo delle rassicurazioni è finito. Ora servono trasparenza, responsabilità e — soprattutto — un confronto vero con i lavoratori, le associazioni e le istituzioni.

Se la razionalizzione non la piloti, la razionalizzione pilota te. Troppi impianti, troppe inefficienze che alla fine ha pagato la parte più sana e produttiva, cioè i gestori. Ora chiudete, affidatevi a personaggi con poca affidabilità e fate degli impianti delle discariche. Quelli che avete espulso o fatto smettere,non li ritroverete più,cari manager di sto c….