Le mafie si arricchiscono grazie al carburante agricolo venduto nei distributori clandestini

Le organizzazioni criminali avrebbero fiutato un altro business sicuro , dall’odore forte. Quello del carburante agricolo: 50 centesimi risparmiati dagli acquirenti, oltre 30 dai gestori. Un affare per tutti quello delle pompe clandestine grazie al carburante di contrabbando, fatto entrare in Italia senza pagare le accise.

Così i distributori imboscati nelle campagne del Foggiano intascano circa 30 euro puliti ogni 100 litri venduti e riescono quindi ad applicare un prezzo ‘scontato’ ai loro clienti drogando il mercato regolare, dove invece ci vogliono mille e passa litri per raggiungere lo stesso ricavo. E ogni anno sono milioni i litri immessi nei serbatoi di trattori e altri mezzi dopo essere entrati in Italia dall’Est Europa e, in parte, dalla Germania.

Basta leggere le statistiche raccolte dalla Guardia di finanza: nel 2016 il consumo in frode accertato si aggirava attorno 6 milioni i litri di benzina agricola di contrabbando, diventati 6,7 nei dodici mesi dello scorso anno ai quali bisogna aggiungere i 176mila sequestrati. Un incremento che racconta di come questo business si stia espandendo lungo la Capitanata, da Lucera a Ordona fino a Sant’Agata di Puglia, dove le attività agricole sono un pilastro dell’economia e la richiesta di carburante è alta.

I tributi evasi tra il 2018 e i primi mesi del 2019 superano i 10 milioni di euro. Un giro gigantesco, sistematico, strutturato sul quale si allunga l’ombra lunga dei clan che, è questo il sospetto, hanno fiutato il business e deciso di fare cartello per la gestione dell’import e il finanziamento dello stesso.

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