Durante l’audizione dell’8 ottobre davanti alla Commissione Attività produttive della Camera, il Capo di Gabinetto dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), Giovanni Calabrò, ha illustrato i contenuti e le motivazioni alla base della sanzione record da 936,7 milioni di euro inflitta a sei grandi compagnie petrolifere – ENI, Kuwait Petroleum Italia, Esso, Tamoil, IP e Saras – per presunta collusione nella determinazione del valore della componente “bio” dei carburanti nel periodo 1° gennaio 2020 – 30 giugno 2023.
Secondo quanto riferito da Calabrò, la pratica collusiva sarebbe emersa grazie alla segnalazione di un whistleblower, che avrebbe indicato in ENI l’azienda incaricata di comunicare periodicamente alla testata Staffetta Quotidiana i valori della componente bio. Queste informazioni, secondo l’Antitrust, avrebbero poi consentito agli altri operatori di “allinearsi”, generando così un comportamento coordinato e contrario alla concorrenza.
Le indagini della Guardia di Finanza avrebbero inoltre accertato l’esistenza di numerosi contatti diretti tra le compagnie e scambi di dati sensibili, a conferma di un andamento anomalo e concertato del mercato.
La ricostruzione dell’Antitrust è stata però categoricamente smentita da Staffetta Quotidiana.
Il direttore Gabriele Masini ha chiarito che “le cose non stanno assolutamente così, né nella realtà né nella ricostruzione dell’Antitrust”.
Masini, i dati relativi alla componente bio non venivano comunicati preventivamente dalle compagnie, bensì rilevati autonomamente da Staffetta sul mercato. Solo in un secondo momento la testata avrebbe chiesto conferma alle società interessate, «che a volte rispondevano e a volte no».
La vicenda ha innescato una polemica più ampia dopo che il canale di divulgazione Will ha diffuso sui social un post con la ricostruzione dell’Antitrust.
Staffetta Quotidiana ha lamentato l’impossibilità di ottenere una rettifica, commentando:
“Le testate giornalistiche permettono rettifica, Will no. Il post resta così com’è, anche se è sbagliato. A differenza di Will, il sindacato dei giornalisti ci ha mostrato la sua solidarietà”.
Da qui l’invito di Staffetta a una riflessione sul confine tra divulgazione e giornalismo:
“Va fatta una riflessione sulla differenza tra divulgazione e giornalismo, e soprattutto sul fatto che non ci siano riguardi quando si tratta di questioni che riguardano i giornalisti”.
In attesa di eventuali sviluppi o chiarimenti ufficiali, resta sul tavolo la questione della trasparenza e della correttezza dei meccanismi di mercato nel settore carburanti.
