Benzina al posto di gasolio, auto in panne e nessun responsabile: a Montà esplode il caos del self-service senza gestore

Il caso Tamoil mostra tutto il lato oscuro delle stazioni automatizzate: quando qualcosa va storto… non c’è nessuno.

A Montà, quartiere di Padova, decine di automobilisti in panne per una miscela nel distributore Tamoil. Motori che non si riaccendono, vetture che si spengono in mezzo alla strada, spie rosse come alberi di Natale e centinaia di euro di danni da riparare.

Il motivo? Alla stazione Tamoil self-service qualcuno avrebbe miscelato benzina e diesel. Una ricetta perfetta… per il disastro.

E fin qui, grave ma comprensibile: l’errore umano succede. Il problema vero arriva dopo. Il self-service senza gestore: quando serve aiuto… risponde il silenzio

L’impianto, come quasi tutti gli impianti Tamoil,  è gestito in remoto da TDM Srl, una controllata che opera per Tamoil. Traduzione: nessuno in carne e ossa sul posto.

Quando i cittadini hanno iniziato a rimanere in mezzo alla strada, non  hanno trovato nessun referente a cui chiedere conto della situazione. Se non un prestatore di servizi (identificato come benzinaio) che adesso risulta irreperibile. 

Nessun gestore a cui segnalare il problema, Nessun numero esposto per emergenze. Nessuna comunicazione ufficiale sul piazzale. Solo un distributore chiuso e un quartiere nel caos.

Il sogno delle compagnie: meno personale, meno costi. Il risultato per i cittadini: zero assistenza, zero informazioni, mille danni.

La comunità si è arrangiata da sola. L’azienda? Latitante.

A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato la Consulta di Montà, guidata da Claudio Vesentini, che ha dovuto fare quello che l’azienda non ha fatto. Ha raccolto testimonianze, guasti, spese di officina e ha persino inviato una PEC a Tamoil chiedendo: spiegazioni sull’accaduto, se sono stati fatti i controlli, a chi diavolo devono rivolgersi i cittadini danneggiati.

Perché molti automobilisti, banalmente, non sapevano neanche a chi scrivere. E quando non c’è un gestore, il cliente rimane solo. Totalmente solo.

Il modello “ghost station”: comodo per chi lo vende, un incubo per chi lo subisce

Questa vicenda mette in luce, ancora una volta, la fragilità delle stazioni automatizzate: il self-service va bene finché va tutto bene. Quando qualcosa va storto… si trasforma in un deserto.

Nessun presidio, nessun controllo diretto, nessuna tutela immediata. E mentre le compagnie applaudono al “taglio dei costi”, i cittadini pagano — letteralmente — il prezzo del progresso mal gestito.

Il caso non è chiuso. E il danno d’immagine è già enorme.

Al momento Tamoil tace, l’impianto è chiuso e i cittadini stanno preparando richieste di rimborso. Ma a prescindere dalla ricostruzione tecnica, un punto è già chiaro:

Quando elimini il gestore, elimini anche la sicurezza, la vigilanza e la capacità di intervenire in tempo reale.

Montà è solo l’ultima dimostrazione di un problema più grande: una rete carburanti che viene automatizzata alla cieca, senza preoccuparsi delle conseguenze.

Perché quando la benzina finisce nel diesel e il diesel finisce nella benzina non è solo un errore.

È il fallimento di un modello che ha tolto la persona dal punto vendita, lasciando i cittadini ostaggio di una tecnologia senza volto e senza responsabilità.

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Filippo
Filippo
4 mesi fa

È sempre più frequente…poca attenzione da parte degli autisti.