Pagamenti digitali, l’obbligo esteso anche ai wallet digitali e alle applicazioni di pagamento

Con la conversione in legge del decreto “Carburanti-ter”, il legislatore ha ampliato ulteriormente l’obbligo di accettazione della moneta elettronica, estendendolo anche ai wallet digitali e alle applicazioni di pagamento. L’obiettivo dichiarato è favorire la concorrenza tra gli operatori e offrire ai consumatori un numero sempre maggiore di strumenti per effettuare i propri acquisti.

Per i cittadini si tratta certamente di una buona notizia. Più strumenti di pagamento significano maggiore libertà di scelta, innovazione e servizi sempre più efficienti.

Il problema è che, ancora una volta, ci si dimentica degli esercenti e, in particolare, i gestori delle stazioni di servizio.

Da anni il settore dei carburanti vive una situazione paradossale. I clienti pagano sempre più spesso con carte di credito, bancomat, carte petrolifere e, presto, sempre più frequentemente con smartphone e wallet digitali. Ma ogni transazione comporta una commissione che grava sul gestore.

Il tutto mentre il margine industriale riconosciuto al gestore sulla vendita dei carburanti è di pochi centesimi al litro bloccato dal mancato riconoscimento del rinnovo degli accordi economici, mentre le commissioni bancarie e quelle applicate dai circuiti di pagamento aumentano in percentuale all’aumento della spesa sul carburante finendo per erodere una parte significativa di quel già ridottissimo margine.

Il risultato è semplice: più aumenta l’utilizzo della moneta elettronica, più aumentano i costi a carico del gestore a volte azzerando l’intero utile diguadagno.

È vero che alcuni nuovi operatori stanno proponendo commissioni più contenute, soprattutto sulle transazioni di piccolo importo, contribuendo ad aumentare la competizione nel settore.

Ma per i gestori il problema resta sostanzialmente irrisolto ed anzi sta diventando una componente negativa sempre più marcata.

Il carburante non è un bene qualsiasi. I prezzi sono determinati da dinamiche di mercato, dalla fiscalità e, in molti casi, dalle stesse compagnie petrolifere. Il gestore non ha la possibilità di aumentare il prezzo per compensare il costo delle commissioni, né può scegliere di rifiutare il pagamento elettronico.

Si trova così schiacciato tra due obblighi: da un lato garantire ogni forma di pagamento richiesta dalla clientela, dall’altro sostenere costi che riducono ulteriormente una redditività già fortemente compromessa.

È un tema che le Organizzazioni dei Gestori denunciano da anni.

Se il legislatore intende favorire la diffusione dei pagamenti digitali, obiettivo pienamente condivisibile, è altrettanto necessario affrontare il tema delle commissioni che gravano sulle attività a basso margine, come la distribuzione carburanti.

Diversamente si continuerà ad assistere a una situazione paradossale: lo Stato promuove la moneta elettronica, i consumatori ne beneficiano, gli intermediari dei pagamenti aumentano il proprio volume d’affari, mentre il costo di questa transizione continua a ricadere quasi esclusivamente sui gestori.

La vera sfida della digitalizzazione non è soltanto rendere più semplice pagare, ma fare in modo che l’innovazione sia sostenibile per tutti gli attori della filiera, compresi coloro che ogni giorno garantiscono il servizio sul territorio.

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Tony
Tony
12 ore fa

Parliamo parliamo ma di concreto niente.
Vogliamo svegliarci .
Facciamo 1 settimana di sciopero senza accettare carte.
Pero’ ci saranno i soliti benzivendoli quelli che fanno riciclaggio
Di denaro che se ne fregano perché alcuni impianti ci sono!!
Allora parola a tutta la categoria!!

Nicola
Nicola
12 ore fa

E’ una follia che l esercente deve pagare le commissioni per un servizio richiesto dal cliente !! è il cliente che deve pagare le commissioni direttamente all’ acquirer, questa dovrebbe essere la direzione dei legislatori.
Il cliente vuole utilizzare un determinato servizio?
O lo fanno gratuito per entrambe le parti o chi decide di uilizzare il servizio per pagare si paga tutte le sue commissioni totalmente.
Ma siccome se fanno questo i clienti tornano a pagare in contanti ci scaricano tutte le spese addosso a noi esercenti….. e che spese specialmente per la nostra categoria … per le carte commerciali/aziendali ci mangiano il 2,2% praticamente siamo in perdita per non parlare delle extra UE il 3.6 % ci si rimette ance una parte del capitale.
Forse contro questo modus operandi (di far pagare le commissioni agli esercenti) si dovrebbe fare una causa collettiva (class action).

Intanto si aspetta l’euro digitale nella speranza che sia gratuito per gli esercenti e anche per i clienti.

La conclusione mi sembra scontata mille modi per pagare con la differenza che i contanti sono i più vantaggiosi (non hanno spese per chi li utilizza e per chi li riceve).

Sicuramente qualcuno obbietterà quello che scrivo, ma c’è ancora la libertà d’opinione.
Vi lascio ai Vostri pensieri

Buona giornata

Luciano
Rispondi a  Nicola
6 ore fa

Pensi benissimo
Il problema dei contanti è che non fanno guadagnare le banche e se fanno pagare il cliente i clienti li mandano a fare il culo ,ergo meglio fottete il gestore i quali pur di vendere ,lavorano in perdita