Carburanti, Fegica: “Serve un sistema di regole forte e condiviso per il futuro della rete”

La relazione del presidente Di Vincenzo. L’appello all’unità della categoria dei gestori e le prospettive della federazione e della sua guida. Le accuse all’industria petrolifera

di Romina Maurizi

Quotidiano Energia – È una relazione che guarda al futuro, nella convinzione che non sia già scritto, al “futuro possibile” per il settore della distribuzione carburanti, per i gestori, per le federazioni che li rappresentano. Ma è una relazione in cui è soprattutto forte l’appello ai gestori, all’orgoglio della categoria, come emerge già dal titolo del congresso: “Il futuro siamo io! Ogni voce conta”. Altrettanto forte è la sottolineatura della necessità di regole e di Stato perché “non può esistere un mercato senza Stato e senza regole”.

Si possono sintetizzare così i messaggi contenuti nell’intervento del presidente della Fegica, Roberto Di Vincenzo, nella prima delle due giornate dell’VIII congresso della federazione che si chiude domani 26 febbraio a Roma.
 
La relazione, disponibile in allegato, parte da un ricordo di Roberto Timpani, l’ex segretario generale scomparso nel dicembre del 2024. “Roberto ci manca e, per ricordarlo, non possiamo far altro che continuare quello che abbiamo sempre fatto insieme: dare voce ad istanze che, diversamente, sarebbero rimaste mute”, afferma Di Vincenzo. A Timpani la federazione ha intitolato due borse di studio da assegnare per lavori originali e analisi documentali sul settore e sul contributo della categoria all’evoluzione delle tematiche della distribuzione carburanti .
 
“L’energia è una cosa seria”
 
Sono tante le questioni affrontate nel lungo discorso del presidente, muovendo da una critica senza sconti all’industria petrolifera che, dice Di Vincenzo, “sembra aver abdicato al proprio ruolo storico per mancanza di visione o per mero calcolo opportunistico”.
 
E questo, rileva, in un contesto in cui il petrolio “ha riconquistato il centro della scena geopolitica, dimostrando che non l’aveva mai veramente lasciata”. La Fegica “non intende iscriversi ad alcun ‘partito preso’. Non siamo per la decarbonizzazione accelerata, che ignora le condizioni produttive e infrastrutturali reali, né siamo per il partito del ‘drilly-drilly’, che nega le criticità ambientali e strutturali. Ciò che manca, e che rivendichiamo con forza, è un piano strategico e di prospettiva”.
 
L’energia “è una cosa seria”, da non dare per scontata. “La dismissione delle attività di downstream, la chiusura delle raffinerie o la loro cessione a trader stranieri, pone un problema gigantesco di sicurezza nazionale. Chi garantirà l’approvvigionamento quando l’offerta si farà rarefatta e i prezzi saliranno alle stelle?”, chiede Di Vincenzo.
 
“L’ingresso dei fondi speculativi nel settore”, prosegue, “aggrava la situazione: la loro logica è il profitto immediato, fare cassa e rivendere realizzando nuovo profitto. Non c’è interesse per il ‘sistema Italia’, né per il futuro occupazionale”.
 
“Spesso, ascoltando certi manager del settore, sembra che l’unico ostacolo alla ‘nuova età dell’oro’ siano i gestori e la loro rappresentanza sindacale” ma, dichiara il numero uno Fegica, “la categoria non si è fatta irretire”. I gestori italiani “rappresentano un unicum in Europa: un movimento consapevole, con una forte identità sociale e un vissuto radicato nella storia del settore”.
 
Il settore, sostiene Di Vincenzo, si è abituato a “convivere con l’illegalità (…), ciascuno invoca le regole per gli altri ma è pronto a violarle per il proprio tornaconto”.
 
Le grandi compagnie, continua, invece di “richiedere l’intervento delle istituzioni a tutela dei propri stessi interessi, si sono accontentate di raccogliere le briciole lasciate dall’illegalità diffusa. Hanno permesso un’inversione dei rapporti di forza, (…) creando una ‘nuova rete’ che si approvvigiona dagli stessi marchi petroliferi a condizioni tali che gli impianti di proprietà vengono sistematicamente battuti in termini di prezzi”. Una “nuova rete”, afferma Di Vincenzo, “dove il diritto è poco o per nulla praticato”.
 
“Il ‘caso Socar’ e il ‘caso EG’: settore a un bivio”
 
Nella relazione si osserva tuttavia come, “in controtendenza rispetto alla polverizzazione della rete, si sta registrando l’ingresso di nuovi attori strutturati, ma con caratteristiche molto diverse tra loro”.
Il presidente cita il caso Socar, la compagnia di stato dell’Azerbaijan che ha acquisito le attività IP: “Dopo anni di fughe, un soggetto industriale arriva in Italia. Valuteremo con laicità il loro comportamento, ma questa operazione, opposta allo spezzettamento, potrebbe rappresentare una chance per la competitività del settore”.
 
C’è poi il caso EG Italia: “Dobbiamo guardare con estrema attenzione l’operazione che ha coinvolto la rete Esso, ceduta in passato a EG Italia (gruppo basato nel Regno Unito con alle spalle un fondo speculativo) e ora oggetto di ulteriori cessioni ad un gruppo di piccoli operatori indipendenti, che in passato non hanno mostrato grande rispetto per le regole. Qui la logica è puramente finanziaria: si è fatto cassa per un lustro e si vende a prezzo quasi doppio”.
 
Questi due esempi, secondo Di Vincenzo, “mostrano il bivio di fronte al quale ci troviamo: da una parte la possibilità di una politica industriale, dall’altra il dominio incontrastato della speculazione finanziaria che usa il mercato italiano come un bancomat, senza curarsi delle conseguenze a lungo termine per gestori e consumatori”.
 
“Ridefinire con la controparte i contorni di un sistema di relazioni paritarie”
 
In questo scenario è sempre più urgente la necessità di una riforma: “Un sistema di regole, il cui rispetto sia protetto da controlli efficaci e penalità adeguate, è un elemento imprescindibile di una sana concorrenza”. Il riferimento è al Ddl arenato da tempo, su cui – rileva – l’accordo che manca è con la rappresentanza con l’industria petrolifera, accusata di volerne impedire l’approvazione. Mentre al Mimit “è mancata la risolutezza” per chiudere il dossier.
 
“La missione che ci siamo dati, pur difficile, non è impossibile: ridefinire con la controparte i contorni di un sistema di relazioni ‘paritarie’, fondate sulla dignità di tutte le componenti del settore. Siamo convinti che un sistema di regole forte e condiviso sia nell’interesse non solo dei gestori, ma di tutti gli operatori onesti che ogni giorno devono competere con l’illegalità”.
 
Di Vincenzo rimarca quindi l’esigenza di un patto d’azione per la categoria dei gestori, un patto di unità con le altre federazioni che sembra voler andare oltre la mera enunciazione di principio.
 
“A disposizione per consolidare il ricambio del vertice”
 
Infine, tra le tante questioni su cui il presidente si concentra c’è anche il suo futuro e quello della Fegica.
 
Partendo dalla federazione, che “continuerà a essere un’organizzazione fiera della propria autonomia e gelosa della propria diversità”, si pone la necessità di un rinnovamento: “Non è questione di programmare il ringiovanimento, dobbiamo però impegnarci a costruire una nuova e più ampia struttura attraverso la quale portare a sintesi le esperienze culturali di tante realtà che sono ai margini dei processi organizzativi”.
 
Quanto al suo futuro, Di Vincenzo, alla guida della Fegica dal 1993, da quando la federazione è stata creata, annuncia che è “giunto il tempo di ‘lasciare la nave’ per consentire che la nave continui a ‘navigare’ e volga la prora verso il futuro”. In vista del rinnovo del gruppo dirigente che sarà eletto domani, precisa che si mette a disposizione per continuare a ricoprire il ruolo ma “per un tempo estremamente limitato, per consolidare il percorso del ricambio del vertice”.

Riforma carburanti, posizioni a confronto al congresso di Fegica

Gli interventi di Assopetroli, Unem, Faib, Figisc e dei parlamentari Squeri, Peluffo e Morassut

di Diana Sarti

A breve il settore della distribuzione carburanti potrebbe essere convocato nuovamente al Mimit per tentare di sbloccare l’atteso Ddl di riforma della rete. Nel frattempo tutti gli attori della filiera si sono ritrovati il 25 febbraio nella stessa stanza in occasione della prima delle due giornate dell’ottavo congresso nazionale della Fegica a Roma.

Nella relazione il presidente della federazione Roberto Di Vincenzo ha ribadito che per Fegica la riforma è necessaria, il Ddl “deve essere portato all’approvazione del Consiglio dei ministri” perché non sarà il mercato a risolvere le inefficienze . Nella mozione approvata a fine congresso l’organizzazione sollecita inoltre il Governo affinché sostenga l’approvazione della legge in Parlamento entro la fine di questa Legislatura.
 
Sul Ddl sono intervenuti anche i presidenti di Assopetroli, Unem, Faib, Figisc, i parlamentari presenti in apertura di congresso e il ministro del Mimit Adolfo Urso che con un messaggio scritto ha invitato alla collaborazione per “trovare un punto di conciliazione in grado di sciogliere gli ultimi nodi tecnici e normativi”.
 
“Oggi quello che ci accomuna con il vostro mondo produttivo secondo me è molto più di quello che ci divide”, afferma il presidente di Assopetroli Andrea Rossetti.
 
“Abbiamo bisogno – continua Rossetti – di ammodernare questa infrastruttura distributiva e per farlo dobbiamo mobilitare un ciclo di investimenti, cosa impossibile da fare di fronte a una politica strabica, all’incertezza del contesto regolatorio e dell’assetto industriale di questo settore, perché l’altro dato che condividiamo con una certa preoccupazione è il disimpegno delle oil company”.
 
Rossetti invoca la responsabilità e auspica il superamento delle “ultime piccole divergenze”, per poi finalizzare il percorso normativo “che ha un valore sostanziale, ma anche segnaletico di un settore che è capace di essere all’altezza delle sue responsabilità e di non dipendere da questo o quel Governo per farsi scrivere una riforma. È giusto che di queste cose che ci riguardano siamo in grado di occuparcene noi”.
 
Il presidente di Unem Gianni Murano sottolinea che con la penetrazione dei veicoli elettrici, i carburanti liquidi si ridurranno e quindi gli impianti erogheranno meno prodotto. Questo a segnalare che “quello che non si riesce a fare con una razionalizzazione forzata lo farà alla fine il mercato”.
 
Murano evidenzia poi che oggi la rete ha poco meno di 22.000 impianti e 300 marchi. Di questi marchi, sono circa 30 quelli con più di 50 stazioni e che hanno circa il 75% della rete. “Il mio auspicio è che questi 30 marchi debbano avere un accordo di colore che è regolato dalle norme del 1998, quindi non c’è bisogno di un nuovo Ddl, c’è quello attuale. Avere una rete che sia il più possibile legalizzata. È questo il punto del Ddl, dal nostro punto di vista”.
 
Inoltre secondo il presidente di Unem in una rete che si riduce, il gestore dovrebbe diventare “sempre di più un imprenditore”. Sempre sul Ddl l’invito è a “evitare la sindrome dell’ultimo giapponese, ovvero continuare in una battaglia nella giungla per cercare di difendere qualcosa che forse viene meno nel tempo. Non sono convinto che sia la strada migliore”.
 
Per il presidente di Faib Giuseppe Sperduto “è giunta l’ora di prendere l’iniziativa”. La federazione questa settimana ha già fatto sapere che intende coinvolgere Fegica e Figisc per avviare azioni per uscire “dallo stato di immobilismo” .
 
Il deputato di FI Luca Squeri, che ha detto di parlare da sindacalista, ha invitato le tre federazioni all’unità per poter raggiungere gli obiettivi. Per il deputato, infatti, se un politico vede che ci sono tre persone e non tutte la pensano allo stesso modo, è più difficile che si faccia carico dell’istanza.
 
Il presidente di Figisc Bruno Bearzi, la cui associazione non sempre è stata allineata con Faib e Fegica sul Ddl, ha evidenziato che la posizione non si è discostata per via di obiettivi diversi, “ma solo per sensibilità diverse nel modo di perseguire questi obiettivi”. “Io – afferma Bearzi – mi sono sempre personalmente impegnato cercando di superare queste situazioni di stallo facendo da pontiere tra le varie e controverse visioni del mondo”.
 
Secondo il deputato PD Vinicio Peluffo è ora di finalizzare il percorso del Ddl di riforma, “per dare alcuni elementi di certezza al settore”. Anche per il deputato PD Roberto Morassut “bisogna cercare di arrivare a destinazione rapidamente”

Fegica: Di Vincenzo confermato presidente, Zaino nuovo segretario generale

Approvata la mozione conclusiva del Congresso e formata la commissione per le borse di studio in memora di Timpani

Si è concluso a Roma l’VIII Congresso Nazionale Fegica, due giornate di lavori, il 25 e 26 febbraio, “ricche di dibattito interno alla Federazione e di autorevoli interventi degli ospiti che hanno voluto contribuire in questo modo alla elaborazione delle linee programmatiche del sindacato per il prossimo quadriennio”. Lo sottolinea il sindacato dei gestori carburanti annunciando che al termine del secondo giorno di lavori, l’assise congressuale ha approvato la mozione conclusiva (disponibile in allegato) e ad eleggere i nuovi organi statutari, tra cui la Segreteria Nazionale così composta: Roberto Di Vincenzo, confermato presidente; Fabrizio Zaino, nuovo segretario generale; Massimo D’Adamo, Claudio Di Roma e Mario Suppadri, nuovi segretari nazionali che si vanno ad aggiungere ai confermati Gennaro Caprioli, Antonino Munafò, Salvatore Palma e Alessandro Zavalloni.
 
Fabrizio Zaino succede, così, al compianto Roberto Timpani, uno dei fondatori della Fegica, a cui, con il Congresso, sono state intitolate due borse di studio.
 
Lo stesso Congresso, conclude la nota, “ha invitato alcune personalità -ed amici- del settore a formare la commissione indipendente che si incaricherà di valutare i lavori che si aggiudicheranno le borse di studio e che, quindi, sarà presieduta da Gabriele Masini, direttore di Staffetta Quotidiana, e composta da Sebastiano Gallitelli, segretario di Assopetroli/Assoenergia e Massimiliano Giannocco, già dirigente di UP prima e Unem poi”.

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1 mese fa

 MURANO UNEM: “Il mio auspicio è che questi 30 marchi debbano avere un accordo di colore che è regolato dalle norme del 1998, quindi non c’è bisogno di un nuovo Ddl, c’è quello attuale. Avere una rete che sia il più possibile legalizzata..
Per noi andrebbe bene vero?

Luciano
Luciano
1 mese fa

In questo articolo come sempre si dice tutto ,si spiegano i problemi che sono sempre quelli ,si analizza il passato come non lo conoscessimo ,si fanno delle supposizioni sul futuro ,tra l altro dette e ridette ,si auspicano soluzione a lungo termine ,si perché i gestori di tempo ne hanno..Vorrei ricordare Io a questi signori qualche cosa .Possono i gestori continuare con un centesimo netto al litro ?con affitti fuori mercato ,con contratti che non vengono rinnovati ,con la chiusura di centinaia di PVal mese ,quanto possiamo resistere ,anni ,mesi ,decenni ,QUANTO!!!Prima che si mettano in moto strategie SINDACALI perché questo finisca ? In questo articolo non si dice nulla ,si spera ,si critica ,ma soluzioni niente

Ex gestore
Ex gestore
Rispondi a  Luciano
30 giorni fa

Cosa possono fare i gestori? Quello che ho fatto io, ridargli le chiavi prima che sia troppo tardi.Chi ancora confida in miglioramenti, è solo un povero illuso. Questo mestiere è FI NI TO.

Luciano
Luciano
Rispondi a  Ex gestore
30 giorni fa

Ragione in pieno ,ma il bello è mollare quando decido io non loro .Cosa possono fare i gestori?se ben guidati molto ,tutto basta esserne consapevoli della propria forza TI faccio un esempio :sono titolare di 10 autolavaggi con 30 dipendenti ieri si presentano da me e mi chiedono 300 euro di aumento o scioperano .Dopo 3 gg chi credi abbia ceduto .Saluti

SALVATORE
SALVATORE
1 mese fa

Quante volte abbiamo sentito questi discorsi pieni di promesse pieni di buoni auspici e soprattutto pieni di speranza!!!!si perché quello che si spera e che la nostra condizione di gestori possa avere un futuro migliore per coloro di noi che ancora vivono in questa realtà, oggi la nostra condizione è legata ad un filo molto sottile dove non ci rimane che la speranza ….e nel mentre scrivo il mio commento, mi immagino una persona molto religiosa che tutti i giorni si reca in chiesa a pregare a Dio o a qualche santo in paradiso in qualcosa che gli dia la forza e appunto la speranza di proseguire. Ed è cosi che noi viviamo la nostra condizione…e concludo aggiungendo che questa metafora rispecchia la nostra condizione di precarietà con nessuna certezze ma tanta tanta speranza????