Dal 24 luglio, anche Domodossola (VB) ha la sua nuova stazione di servizio a marchio Enercoop, la sesta in Piemonte per Nova Coop, realizzata in via Piave 114.
Un impianto moderno, da 2.500 metri quadrati, con tre pompe multiprodotto per benzina e diesel, una per AdBlue, metano e GPL, colonnina di ricarica elettrica da 100 kW, servizio self-service h24 e sei addetti assunti per la gestione.
Un investimento importante, oltre 3 milioni di euro, completato da impianto fotovoltaico da 8 kW e sistemi di sicurezza di ultima generazione, che rientra nella strategia di espansione di Nova Coop nel settore carburanti.
L’apertura di un nuovo distributore, tuttavia, ci fa ancora una volta riflettere perchè avviene una rete italiana già eccessiva nel Paese che conta il maggior numero di punti vendita carburanti, quasi il doppio della media europea, con margini sempre più ridotti, concorrenza spesso insostenibile e una rete che fatica a garantire qualità e sicurezza in molti impianti, proprio per l’eccessiva frammentazione.
Le associazioni di categoria, oggi anche le attività del governo unite alle risoluzioni parlamentari indicano che la priorità non è aprire nuovi impianti, ma razionalizzare la rete esistente, chiudere i distributori obsoleti, eliminare gli impianti a basso erogato e favorire una gestione più efficiente e sicura del sistema distributivo.
Paradossalmente, mentre le istituzioni parlano di transizione ecologica, di riduzione delle emissioni e di razionalizzazione del settore, il mercato continua a vedere nuove aperture, a fronte di una rete già sovrabbondante.
E mentre alcuni impianti restano senza gestore e con margini che rasentano lo zero, altri player investono milioni in nuovi punti vendita, con il rischio di una guerra dei prezzi a danno dell’intero comparto.
Il caso di Domodossola è solo l’ennesimo esempio di una politica industriale confusa, dove i numeri (oltre 70,8 milioni di litri erogati da Nova Coop nel 2024, per un fatturato di 107 milioni di euro) sembrano contare più della sostenibilità del settore nel lungo periodo.
L’Italia, invece, avrebbe bisogno di avviare finalmente – oltre ai proclami e le slide di presentazione – un piano serio di razionalizzazione della rete carburanti, non di nuovi impianti destinati ad aumentare la distruzione di un mercato già al limite della sopravvivenza.

IL principe Antonio De Curtis”Totò”avrebbe risposto con stuporee e ironia”alla faccia del bicarbonatoma di sodio” purtroppo per la categoria non c’è da stare allegri in quanto la crisi che ha colpito la nostra categoriaè oramai palese in tutti suoi aspetti, e che non facciamo che ripeterci ogni qual volta che si parli di noi,come se fosse un disco rotto,ma quello che fa arrabbiare è quello che accade tutto intorno a questa situazione critica per le gestioni , e nel mentre noi veniamo cacciati via dagli impianti a pedate nel sedere per dirla con garbo, c’è qualcuno che addirittura in questa nostra disfatta , si aprono impianti di dimensioni ragguardevoli strutturati con ogni tipo di prodotti o carburanti tanto per essere chiari di ogni genere, e direi che si capisce che non sono degli sprovveduti avventurieri, questi hanno fiutato il business il tornaconto e se i numeri che sono stati menzionati nel post sono quelli e non ho dubbi….vuoi vedere che le causa di di tutto questo , è il gestore con il suo insignificante margine?????