Alla fine bisogna riconoscerlo: Claudio Descalzi ha avuto il pregio della franchezza. In un Paese in cui tutti si affannano a spiegare che il caro energia è una disgrazia globale, che i prezzi sono impazziti, che le guerre sconvolgono i mercati e che famiglie e imprese devono stringere i denti, l’amministratore delegato di Eni ha scelto la via più semplice: se petrolio e gas salgono abbastanza, arriverà il dividendo straordinario.
Pulito. Lineare. Quasi didattico.
Se il greggio supera i 90 dollari al barile, oppure se il prezzo del gas o i margini di raffinazione fanno un bel salto, il cash flow addizionale verrà distribuito al 100% agli azionisti. Traduzione dal finanziario all’italiano corrente: più la crisi si aggrava, più c’è da spartire.
E qui cade tutta la scenografia. Spariscono i toni gravi, le facce contrite, le analisi sui mercati internazionali, i richiami alla prudenza. Resta la verità nuda: mentre cittadini, gestori e imprese pagano bollette più care, carburanti più cari, trasporti più cari e inflazione più cara, qualcuno guarda la stessa crisi come a una splendida opportunità di remunerazione del capitale.
Non è neppure il cinismo che scandalizza. Il capitalismo energetico funziona così da tempo. Il punto è un altro: ogni volta che si prova a discutere di speculazione, extraprofitti o redistribuzione degli oneri, spunta sempre qualcuno pronto a spiegare che il mercato è complesso, che non bisogna semplificare, che non si può demonizzare chi investe. Poi però, quando si chiudono le porte e si parla agli azionisti, il linguaggio diventa improvvisamente chiarissimo: prezzi alti uguale premi alti.
Insomma, per milioni di persone la guerra è ansia, impoverimento, instabilità. Per i mercati, evidentemente, può diventare anche una politica di dividendo.
La cosa quasi commovente è che tutto questo venga raccontato con la serenità di chi presenta un piano industriale qualsiasi. Come se fosse perfettamente normale che una crisi geopolitica, con tutto il suo carico di dolore economico e sociale, venga tradotta in una buona notizia per chi detiene azioni. E forse, dal loro punto di vista, lo è davvero. Il problema è che poi non ci vengano a raccontare la favola del sacrificio condiviso.
Perché il sacrificio condiviso non esiste, se da una parte c’è chi rinuncia a fare il pieno e dall’altra c’è chi annuncia cedole straordinarie.
E non basta nemmeno rifugiarsi nella formula elegante del “100% del cash flow addizionale”. È un’espressione raffinata, certo. Ma il significato resta brutale: il mondo si complica, i margini aumentano, gli azionisti ringraziano. Una specie di dividendo da tensione internazionale, lucidato con il polish del linguaggio manageriale.
In fondo, Descalzi ha solo detto ad alta voce quello che in molti preferiscono lasciare tra le righe. Che nelle crisi energetiche non perdono tutti. Che il caro petrolio non è soltanto una sciagura diffusa. Che dentro ogni impennata di prezzi c’è anche qualcuno che fa conti molto soddisfacenti. E che mentre ai cittadini si chiede pazienza, razionalità e senso di responsabilità, ai mercati si promette una gratifica extra.
Il punto politico, prima ancora che economico, è tutto qui. Da anni si pretende che l’opinione pubblica accetti come naturali rincari, extraprofitti e squilibri, purché presentati in un lessico abbastanza tecnico da sembrare inevitabili. Ma quando il velo cade, la scena è molto semplice: la crisi per alcuni è una disgrazia, per altri è un modello di business.
E allora grazie davvero, dottor Descalzi, per la sincerità. Perché in mezzo a tanta ipocrisia istituzionale, a tanta prudenza selettiva e a tanta retorica sul realismo dei mercati, una frase come questa aiuta a capire chi paga il conto e chi, invece, alla fine passa all’incasso.
M.D.

IO posso capire tutto ,ma prendere per il culo ,questo no Questo sta prendendo in giro tutti Sindacato ,gestori ,italiani !!! Non firmano il contratto fanno caporalato ,fanno quello che vogliono, E chi dovrebbe fare qualcosa ?muti e proni ,una vergogna !!Dovevano lasciare le accise come erano ,!!!portare il popolo alla rivolta sociale contro questi sciacalli !!!SCIOPERO SUBITO !!senza se ,senza ma .Sindacato svegliati dal letargo e dalla sudditanza ,